NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO

Roma -

Oggi si è tenuto il previsto incontro sul Nuovo Modello Organizzativo. E’ stato come si poteva prevedere un incontro interlocutorio su quello che dovrebbe essere l’INAIL del futuro.

              Un Ente impoverito da ulteriori tagli di personale, chiusura di ben 28 COT, declassamento di ben 31 Sedi sul territorio nazionale. Ma il Presidente Massimo De Felice si preoccupa  di evitare la parola “declassamento”  sui documenti perché secondo lui è importante continuare a mantenere l’efficienza dei servizi a prescindere dalla classificazione della Sede. Sappiamo benissimo però che quando le Sedi vengono declassate, diminuisce anche il personale e riteniamo sia veramente difficile mantenere la stessa efficienza.

              Anche l’informatizzazione uno dei cardini della riorganizzazione, leva, a detta dell’Amministrazione,  per sopperire alla carenza di personale, per chi lavora nelle Sedi oggi non è proprio una risorsa visti i malfunzionamenti dei sistemi, i continui blocchi le lamentele dell’utenza …

              E’ sempre la solita storia, diminuisce il fabbisogno e l’Ente ne “approfitta” per rifare un restyling chiamandolo magari razionalizzazione. La realtà è che ogni volta l’INAIL si ritrova impoverito di risorse e di punti di riferimento per l’utenza.

              Ma si sa, al centro si teorizza e sul territorio si lavora a contatto con l’utenza e sempre più  emerge un distacco tra la periferia  e un centro che non si vuole fare carico dei problemi che i lavoratori vivono ogni giorno nelle Sedi.

              La USB ha fatto presente al tavolo che prima di prevedere la chiusura dei COT sarebbe stato doveroso provare ad interessare i territori, a partire dai Comuni, perché il territorio spesso può trovare soluzioni in grado di far risparmiare la P.A. e di mantenere i servizi. A questo scopo abbiamo consegnato al Direttore Generale un lavoro fatto da delegati USB P.I. in Puglia, in particolare a Maglie dove il Sindaco si è fatto carico del problema mettendo a disposizione dei locali per non chiudere l’INAIL.

              La stessa sensibilità si può trovare in altre realtà locali?

              Piuttosto che prevedere chiusure ad oltranza, usando tratti di penna, perché l’Amministrazione non prova a  relazionarsi con i territori e le altre realtà pubbliche? Forse sarebbe il caso di tentare qualche  approccio in più, di ascoltare le istanze delle parti sociali, quelle che hanno un collegamento reale con i lavoratori e i cittadini. Ma questo appartiene alla fantascienza, ce ne rendiamo conto!

              Altro aspetto che abbiamo sottolineato è che la Direzione Generale non si è sacrificata abbastanza per favorire il territorio, è scandaloso, per esempio, che nella struttura tecnica del CIV (peraltro già scaduto) abbiano mantenuto sei uffici non dirigenziali ossia sei posizioni fisse che permetterebbero la sopravvivenza di ben sei Sedi di tipo B sul territorio.

              Da lunedì 1 luglio p.v. inizieranno degli incontri tecnici per scendere nei dettagli del piano.

              Vi informeremo sull’evoluzione.

 

Roma, 26 giugno 2013

 

USB P.I.

Coord. Naz. INAIL

         

 

 

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