SULLA TASK FORCE ISPETTIVA

Roma -

 

 

        Nell’esaminare i contenuti del documento sulla task force ispettiva centrale  a sostegno del “Piano straordinario di vigilanza contro le irregolarità in agricoltura ed in edilizia nel Mezzogiorno” non possiamo sottrarci dall’esprimere alcune inevitabili  considerazioni.

         Appare evidente che il piano straordinario non è altro  che l’ennesima operazione di facciata volta a gettare fumo negli occhi, senza affrontare in maniera concreta, radicale e strutturale il fenomeno dell’evasione e dell’elusione contributiva, della regolarità e dell’irregolarità degli appalti e subappalti, della regolarità dei rapporti di lavoro.  Un fenomeno grave come quello cha abbiamo di fronte, particolarmente evidente in alcun zone del territorio italiano, ma  sicuramente presente in tutte le Regioni, non può essere affrontato attraverso l’uso delle task force. E non può essere una giustificazione all’uso della task force  l’evidente sproporzione tra risorse ispettive ed aziende sottoposte al controllo, dal momento che tale sproporzione non è altro che il frutto di politiche del personale,  che, negli anni, non hanno certamente privilegiato questo campo di intervento, anche sulla base di precise direttive di ordine politico. Basti pensare che  a seguito del taglio degli organici operato in ottemperanza alle varie  disposizioni normative,  all’Inail sono stati tagliati i posti vacanti di  109  ispettori. Basti ricordare quello che sostiene da anni la RdB del Ministero del Lavoro che denuncia l’enorme numero di ispettori “distolti” dalle loro funzioni principali. Basti considerare che l’Inps ha bandito un concorso per ispettori, ma non può attingere alla graduatoria per effetto del blocco delle assunzioni. La proporzione esistente  tra numero di aziende e numero totale degli ispettori, prendendo a riferimento il numero degli ispettori Inail Inps e delle Direzioni Provinciali del Lavoro, non consente di attuare un’attività ispettiva, tra l’altro fortemente  orientata da disposizioni di carattere politico che indirizzano verso alcuni campi d’intervento piuttosto che su altri, che garantisca la tutela dei diritti dei lavoratori, la loro sicurezza. Le aziende non in regola possono agire impunemente per anni, continuando ad evadere fisco, contribuzione Inps ed Inail. Perché questo è quello che si vuole: non pestare troppo i piedi alle aziende, soprattutto oggi che la crisi fornisce l’alibi a questa politica. E sappiamo tutti che le statistiche relative all’attività di vigilanza di Inps, Inail e Ministero del Lavoro sono fortemente inquinate dalla duplicazione dei dati.

         Tutto questo si può affrontare con interventi “d’emergenza” ed occasionali soprattutto in Regioni dove la collusione tra politica e criminalità organizzata assume livelli di proporzioni abissali e dove il rispetto delle regole necessiterebbe di ben altri strumenti e  di ben altra portata? Abbiamo tutti la consapevolezza del numero di ispettori Inail attualmente in forza nelle regioni interessate all’intervento della task force? 8 in Calabria, 15 in Sicilia, 22 in Puglia, e 23 in Campania.  Non facciamo altri commenti.

         Il progetto  inizialmente non prevedeva la presenza del corpo ispettivo Inail, che  è stato inserito solo successivamente, probabilmente sulla base di pressioni politiche degli Organi di vertice.  Questa iniziale esclusione dovrebbe far riflettere su come viene considerato all’esterno il ruolo del nostro Ente. Ma l’Amministrazione non ha perso l’occasione per inserirsi “degnamente” nel progetto, prevedendo un reclutamento di 50 ispettori, spropositato rispetto all’esigua forza a disposizione, soprattutto se raffrontata con quella a disposizioni degli altri partecipanti. Ci limitiamo a dare i numeri del corpo ispettivo del Ministero del Lavoro: circa 3700  ispettori  a fronte dei circa 350 dell’Inail. Eppure l’Amministrazione si è “venduta” la partecipazione di  50 ispettori provenienti da tutto il territorio nazionale, nella stessa misura prevista per gli ispettori del Ministero, e presumibilmente anche per l’Inps.        Come spesso accade apparire è meglio che essere. Che ripercussioni avrà la partecipazione a questa operazione sull’attività quotidiana delle sedi territoriali e sui progetti a questa collegata  è facilmente immaginabile. Almeno per noi. Non sappiamo se altri si siano posti la stessa domanda o meglio,  se siano interessati alla risposta. 

         La partecipazione dell’Inail al progetto è stata comunicata alle OO.SS.  tramite semplice informativa scritta.  Eppure si tratta di organizzazione del lavoro, materia sulla quale, fino a diversa disposizione contrattuale, è previsto il confronto sindacale. Al di là delle disquisizioni di carattere giuridico sul  se e su  quali parti del decreto Brunetta siano immediatamente applicabili,  che non vogliamo affrontare in questa sede,  rimane ferma una questione di opportunità di  discussione al tavolo sindacale  delle  scelte che hanno ricadute sul personale. Opportunità che l’Amministrazione sempre più spesso cerca di glissare.   Eppure il progetto, ambizioso nella forma, prevede il coinvolgimento di tutto il corpo ispettivo dell’Inail per un periodo sufficientemente lungo (almeno 3 interventi di circa 15 giorni) da comportare inevitabili problemi al personale interessato.

Magari si potrebbe pensare in prima battuta ad un interpello volontario. Magari qualche collega potrebbe essere disponibile per un periodo più lungo dei 15 giorni. Magari sarebbe meglio parlarne. Per trovare possibili soluzioni. 

 

RdB INAIL

Coord. Naz. P.I.

 

Roma, 16 marzo 2010

 

        

 

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