L’Ispettore del Lavoro al tempo del colera (Covid-19)

Nazionale -

La riunione sindacale nazionale con modalità da remoto, con oggetto “Gestione dell’attività nella fase dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”, convocata dal Direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro per lunedì 20 alle ore 10.00, si è conclusa alle 15.15.
La medesima, dopo oltre cinque ore, non ha sortito alcun effetto in quanto, dopo di essa, il direttore farà partire la relativa circolare che, come ci ha specificato, era già pronta da giovedì 16 aprile. Se, nel caso specifico, il dottor Alestra ha sottolineato il dato emergenziale che avrebbe comportato il verificarsi di dette modalità, come organizzazione sindacale non possiamo che tornare a sottolineare il perpetuarsi – ormai pluriennale - di una modalità di relazioni sindacali in cui non si può parlare di contrattazione, neanche di concertazione, ma solo di consultazione “a posteriori”, in cui l’amministrazione illustra le decisioni già assunte e formalizzate e poi rende alle organizzazioni sindacali la cortesia di ascoltare pazientemente cosa avrebbero da dire a riguardo.

Per cui, nella sostanza e schematicamente il Direttore comunicherà che come INL daremo la disponibilità ad effettuare le verifiche (limitate alla materia) che verranno richieste dai Prefetti in ordine all’applicazione nelle aziende autorizzate a continuare o a riprendere le attività, del “Protocollo” sottoscritto il 14 marzo da alcune sigle sindacali con le imprese ed il governo. Detta attività sarà subordinata alla fornitura di D.P.I. e ad una qualche informazione da assicurarsi territorialmente.

Nel merito, come USB, abbiamo espresso la nostra contrarietà al fatto che l’Ispettorato del Lavoro si presti ad un’operazione priva di ogni significato in ordine ad un efficace contrasto alla propagazione della pandemia, sia sottolineando l’assoluta inadeguatezza del protocollo preso in considerazione e sia in ordine alla totale assenza di un approccio consapevole e corretto di una eventuale – e necessaria – vigilanza in ordine all’attuale, concreto rischio di esposizione ad agenti patogeni di origine biologica cui sono e sempre più verranno esposti milioni di lavoratori.

Essere chiamati a fare da foglia di fico per avvalorare le pretese datoriali di far lavorare i propri dipendenti in una situazione che di fatto non sarebbe sotto controllo, non significa dare valore e significato sociale alla funzione ispettiva e all’istituzione, ma solo a comprometterne la credibilità. La giusta preoccupazione del dottor Alestra in ordine al futuro dell’agenzia di fronte alla condizione di normale anormalità che ci troverà a dover gestire al termine dell’emergenza sanitaria, non può far dimenticare la sostanziale differenza tra quando il Covid-19 sarà un fattore endemico con cui fare i conti per almeno un anno e l’attuale situazione in cui il Covid-19 è il fattore pandemico.

Nonostante le sirene che da più parti spingono per avviare al più presto la cosiddetta “fase 2”, la realtà dei fatti ci dice che in questo momento la pandemia staa solo rallentando la propria salita. Ancora oggi i numeri ci dicono che la pandemia non sta decrescendo ma, solo, che nell’ultimo mese ha rallentato, ma così lentamente da aver recuperato solo l’incremento che aveva registrato in una sola settimana. Nella giornata di ieri su 50709 tamponi effettuati, sono risultati 3047 nuovi positivi, pari al 6% del totale. Quale potrà essere la reale situazione delle regioni più colpite, laddove vi è la maggior parte delle aziende che hanno continuato a lavorare o che autocertificano che devono e possono lavorare?

Insomma, se una vigilanza dovrebbe essere fatta in questo momento non è la spunta di qualche casella su un prestampato (è questo quello che verrebbe richiesto), ma una verifica puntuale e seria di quanto previsto, per quanto applicabile, del Capo X “Esposizione ad agenti biologici” del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81”.

Una vigilanza che allo stato attuale compete istituzionalmente ai Servizi di Prevenzione delle ASL, ma che, certo, potrebbe essere richiesta, in quanto u.p.g., anche agli ispettori del lavoro. Come Unione Sindacale di Base non saremmo affatto contrari, anzì!, di un simile ampliamento delle competenze tecniche degli ispettori del lavoro, purché, però gli ispettori del lavoro fossero messi nelle condizioni di poterle espletare.

Chiariamo, non si sta qui solo sottolineando l’esiguità delle dotazioni organiche e l’oggettiva “rarefazione” di competenze culturali e professionali sulla materia specifica, quanto soprattutto le conclamate deficienze dell’amministrazione in ordine ai necessari mezzi e strumenti ed alle modalità di determinazione dei comportamenti, in primo luogo della dirigenza periferica.

Ma a questo proposito, l’altro aspetto di assoluto contrasto che questa organizzazione sindacale ha espresso in ordine alla direttiva illustrata è assolutamente chiarificatore. Infatti, in ordine alle modalità ed ai presidi da assicurare al personale ispettivo per l’espletamento delle verifiche in questione, il direttore Alestra ha fatto un chiaro riferimento all’esigenza di contemperare l’efficacia delle misure e protezioni (DPI) con il concetto di proporzionalità in ordine all’effettivo rischio... ipotizzato (!).

Peraltro, nell’argomentare questo concetto ha espressamente considerato il fatto che si è chiamati ad agire in una condizione non conosciuta che richiede aggiustamenti in “work in progress”. Cioè, facciamo esperimenti sulla pelle del volontario di turno? (di norma nelle verifiche saranno impiegati volontari, salvo, se non sufficienti, ricorso a comando, con esclusione del personale a rischio).

Il primo fondamento della prevenzione infortuni e dell’igiene del lavoro è il principio di “precauzione”, ovvero, in “work in progress” semmai si possono attuare forme di allentamento delle misure precauzionali, mai comunque il contrario. Non è accettabile - e francamente decente – che sia l’Ispettorato del Lavoro a venire meno a questo principio basilare.

Peraltro la circolare non mancherà di lasciare agli interregionali – ed a cascata ai territoriali – il compito di adeguare le disposizioni alle situazioni concrete, finendo ancora una volta per riprodurre i problemi e le questioni che anche in queste settimane sono stati generati dalle alzate di ingegno della nostra dirigenza periferica.

Peraltro, recependo un espresso invito rivolto dal Direttore agli interlocutori, nei prossimi giorni questa organizzazione non mancherà di predisporre e porre in discussione un protocollo volto a dare significato e valore ad un’eventuale vigilanza contro i rischi di natura biologica ed un’ipotesi di organizzazione dell’attività interna ed esterna del personale dell’Ispettorato del Lavoro nella fase di diffusione endemica del Covid-19

 

 

Roma, 20 aprile 2020

 

Coordinamento Nazionale Lavoro INL ANPAL

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