Lettera di USB agli Organi dell'Istituto

Roma -

Al Presidente dell’Istituto

Prof. Massimo De Felice

 

Al Direttore Generale

Dott. Giuseppe Lucibello

 

Al Presidente del CIV

Dott. Luciano Giovanni

 

Al Magistrato della Corte dei Conti

Dott.ssa Maria Teresa Docimo

 

 

Il rilascio in Inail della cosiddetta procedura “AGENDA”, con la quale si è trasferita ad ogni singolo dipendente la responsabilità di gestione della propria posizione in merito alle presenze, ai permessi, alle missioni… ha rappresentato solo l’ultimo tassello di una serie infinita di problematiche che si riversano sul personale.

 

Senza tanti giri di parole in sostanza la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

 

I malfunzionamenti della procedura, la mancanza di una vera sperimentazione prima del suo rilascio operativo e di istruzioni precise costringono quotidianamente i lavoratori a perdere ore di lavoro, sottratte alle esigenze dell’utenza, per sistemare le proprie posizioni, controllare le timbrature, cercare di capire quanti ticket hanno maturato, quante ferie residue rimangono... Senza contare il tempo impegnato dai responsabili e dai dirigenti per verificare ed autorizzare le operazioni che ricadono sulla procedura Agenda.

Ma oltre a questo hanno dimostrato una distanza abissale tra “centro” e “periferia”, tra chi prende le decisioni e chi le subisce. Hanno dimostrato una superficialità nell’intervenire senza curarsi delle ricadute che ogni nuovo progetto, ogni nuova implementazione, ogni nuova procedura ha sul lavoro quotidiano. E quindi, conseguentemente, anche sull’utenza.

L’informatica e le innovazioni tecnologiche dovrebbero migliorare il lavoro quotidiano degli operatori, alleggerirlo, soprattutto in presenza di una forte carenza di personale che non fa che aumentare a dismisura i carichi di lavoro ed il fenomeno del mansionismo.

In Inail invece l’introduzione di ogni nuova procedura viene letta come una sorta di maledizione perché ci si ricorda delle ore passate a guardare fissi lo schermo in attesa di un cambio di schermata e delle complicazioni procedurali che rendono più difficile, se non impossibile a volte, lavorare. I lavoratori chiedono toner, stampanti, scanner e fotocopiatrici, ma anche ambienti di lavoro sicuri e a norma per poter lavorare meglio. In cambio si rilasciano inutili procedure e smartphone all’avanguardia. E meno male che “l’Istituto ha individuato nella leva tecnologica il fattore chiave del processo di trasformazione”, come leggiamo sul Nuovo Piano Triennale dei Fabbisogni 2019-2021.

 

La riunione fatta in Direzione Generale con le organizzazioni sindacali sulle problematiche legate alla procedura in questione, ha accentuato, se possibile, la consapevolezza della distanza dell’Amministrazione dal “mondo reale”, quello che ha come interlocutore direttamente l’utenza, sia essa esterna che interna. Poche e confuse le risposte che ci sono state date. Silenzio completo sui termini e sui costi dell’appalto, liquidati con un sufficiente “non possiamo ricordarci i costi di tutti i contratti in essere”. Non avevamo chiesto quello, avevamo chiesto informazioni precise solo sulla procedura Agenda, argomento all’ordine del giorno. Avevamo chiesto che ci venisse confermato il costo di ogni singola richiesta d’intervento al Service Now, che a noi risulta andare dai 20 agli 80 Euro. Perché, se così fosse lasciamo immaginare che costi stiamo sopportando come Ente senza peraltro comprenderne il motivo.

 

La trasparenza sull’utilizzo del denaro pubblico dovrebbe essere oltre che un dovere previsto dalla legge, una necessità etica in un Ente come il nostro.

 

A fronte di questa ennesima “trovata” che fa il paio con la fornitura di altri 7.000 smartphone a tutto il personale dell’Istituto, ci siamo visti costretti a proclamare lo stato di agitazione del personale e ad avviare le procedure per l’indizione di uno sciopero. Il segnale che ci aspettavamo, quello di sospendere la procedura, non è arrivato.

Sciopero che, ci teniamo a sottolineare, non riguarda la sola procedura Agenda, anche se da questa prende le mosse, ma il rispetto delle norme sulla trasparenza in merito agli appalti, l’aumento del “malessere organizzativo” vissuto dal personale anche a causa di procedure malfunzionanti e disorganizzazione del lavoro, l’aumento dei carichi di lavoro, il ricorso ormai selvaggio al fenomeno del mansionismo, la carenza di personale nelle strutture. Su quest’ultimo punto i numeri previsti dal Nuovo Piano Triennale dei Fabbisogni parlano chiaro. A fronte di “quote significative di risorse vicino all’età pensionabile, la cui cessazione potrà nei prossimi anni generare la perdita di competenze necessarie per garantire la performance dell’Istituto e la salvaguardia degli attuali livelli di servizio”, l’Inail si appresta a bandire concorsi insufficienti a coprire le reali esigenze. Senza parlare dell’esiguo, insufficiente e in qualche modo ridicolo numero di posti previsti per i passaggi dall’Area B all’Area C: non solo non si risolve il problema del mansionismo e del blocco delle carriere dei lavoratori dell’Area B, ma si innesca un’insana “lotta tra poveri” che avrà il solo risultato di rendere ancora più difficile la vita nei posti di lavoro.

Siamo consapevoli che questa problematica appartiene ad altri livelli di discussione e di contrattazione. La Commissione paritetica sui sistemi di classificazione professionale prevista dal nuovo contratto è sicuramente lo strumento per affrontare e risolvere problemi che ci trasciniamo ormai da anni, ma anche in questo dobbiamo registrare un’assenza di peso politico dell’Inail nelle questioni che riguardano direttamente il personale. Un Inail chiamato però non solo ad implementare continuamente le sue funzioni, ma anche ad aprire generosamente i cordoni della borsa quando gli viene chiesto dal Governo.

 

Non ricordiamo da quanto tempo uno sciopero sia stato indetto avendo come controparte diretta l’Inail.

Evidentemente abbiamo oltrepassato ogni limite.

 

Roma, 2 luglio 2019 Esecutivo USB Inail

 

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