La campagna vaccinale è una cosa seria, non un operazione di facciata

Roma -

In principio è stato il Direttore Generale ad offrire, in sede istituzionale, la rete degli ambulatori Inail per le vaccinazioni, in seguito durante un webinar del Sovrintendente Sanitario si sono ipotizzati scenari inverosimili ed è scaturita la richiesta di disponibilità, al buio, del personale sanitario.

Infine, è stato il turno delle dichiarazioni del Presidente dell’Inail alla stampa.

Proprio così, senza alcuno studio di fattibilità organizzativo e logistico, a risorse invariate, senza nessuna parola sulla garanzia del proseguimento della mission istituzionale dell’Inail, che consiste nella garanzia delle cure agli infortunati e ai tecnopatici e che assume sempre più rilevanza alla luce della difficoltà di accesso al servizio sanitario a causa della pandemia.

Quegli infortunati per i quali, durante la prima fase della pandemia, abbiamo pervicacemente garantito l’apertura degli ambulatori e che oggi si sono moltiplicati a causa del Covid.

Ma quella era la fase in cui veniva sbandierato il nostro “fondamentale supporto al SSN”, la cui consistenza abbiamo tutti potuto misurare, a partire dai tempi di attesa e dalle pressioni che abbiamo dovuto esercitare sulla dirigenza per far vaccinare il personale sanitario nonostante fosse categoria prioritaria, mentre oggi siamo entrati in modalità “protezione civile”.

Tralasciamo, per ora, cosa significhi dal punto di vista logistico e organizzativo attrezzare gli ambulatori Inail a punti vaccinali: dalla garanzia di percorsi diversificati di entrata e uscita fino alle sale d’attesa pre e post vaccinazione, dalla garanzia della catena del freddo alla gestione di eventuali emergenze, dalla sanificazione degli ambienti al rilascio della certificazione e la gestione degli appuntamenti, dal necessario supporto di personale amministrativo a quello di vigilanza, perché vogliamo credere che la presenza dell’Inail all’interno del CTS abbia già preso in considerazione tutte le evidenti criticità.

Ciò su cui invece non siamo disponibili a fare sconti sono le ricadute che le scelte estemporanee della dirigenza hanno sul personale e sull’utenza.

1) non permetteremo che i nostri infortunati vedano ulteriormente contratti i loro diritti in termini di cure e prestazioni economiche, cosa che avverrà sicuramente se il personale viene continuamente dirottato su altre attività e se i carichi di lavoro continuano ad aumentare in assenza di risorse aggiuntive;

2) troviamo assurdo che l’Inail si renda disponibile a vaccinare specifiche categorie lavorative senza muovere un dito per il proprio personale che svolge servizio di prossimità all’utenza;

3) Gli eventuali vaccinatori devono essere vaccinati. Questa è una regola base della quale l’Inail, nella smania di apparire, sembra non tenere conto. Il personale sanitario non ha, infatti, ancora concluso l’iter vaccinale che si esaurisce a 15 giorni dalla

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