Inail, il nuovo contratto? Un cappuccino in più al giorno

Nazionale -

Alla bontà degli aumenti contrattuali rivendicati da CGIL CISL UIL e CONFSAL UNSA con la firma del contratto, possiamo rispondere con il titolo di questo comunicato. Perché questo è il tipo di spesa che potremo permetterci grazie ai “favolosi” nuovi aumenti contrattuali, dopo otto anni di blocco economico.
Infatti l’aumento tabellare medio calcolato sulla massa salariale è pari a 76 euro lordi mensili a regime, da marzo 2018.

Per chiarire bene i concetti espressi di seguito, inseriamo in allegato la tabella degli incrementi sulla retribuzione (tabella A) e quella sulle perequazioni (tabella B).

Per le aree A e B gli incrementi tabellari vanno da 63 a 77 euro. Per queste aree all’aumento tabellare va aggiunto, solo per il periodo marzo-dicembre 2018, l’elemento perequativo (art. 75) che varia da € 21,00 ad € 25,00.

Si tratta però di un provvedimento momentaneo, che non è utile ai fini previdenziali, dell’indennità di anzianità, del trattamento di fine rapporto, dell’indennità sostitutiva del preavviso, nonché dell’indennità in caso di decesso.
Davvero singolare che, all’interno di un contratto collettivo, si preveda una misura economica temporanea e con simili caratteristiche.
Dunque, prescindendo dalla temporaneità del bonus perequativo, avremo al lordo in busta paga, come effetto del riassorbimento degli aumenti 2016/17, circa 50/70 euro in più rispetto al 2010 a decorrere da marzo 2018.
 Da qui il riferimento al cappuccino al quale, forse, si potrà aggiungere una brioche!
 Siamo ben distanti dal riconoscimento di un aumento contrattuale anche solo in linea con l’inflazione registrata tra il 2010 e il 2017, periodo di blocco della contrattazione. Infatti in questi otto anni l’IPCA, ossia l’indice dei prezzi al consumo - che è la misura di riferimento per calcolare gli incrementi contrattuali -  si è rivalutato superando il 10%. Mentre l’ ”aumento”(?!) non consente di recuperare nemmeno la metà della sola inflazione e dunque della perdita economica subita dai lavoratori pubblici nel periodo indicato.
Quanto avrebbe dovuto essere l’aumento contrattuale per aggiornare le retribuzioni alla sola inflazione? (Si badi bene, non per avere un aumento del potere d’acquisto). I conti li abbiamo fatti noi e si va da € 137,00 a € 263,00 a seconda del livello economico di appartenenza.  
Quindi la proposta della USB, di incrementare le retribuzioni tabellari di € 300,00 mensili, non era affatto campata in aria, perché ai livelli retributivi più alti avrebbe restituito “qualcosa” in più rispetto all’inflazione, mentre ai livelli più bassi avrebbe riconosciuto, oltre all’inflazione, un congruo aumento per allineare le retribuzioni con quelle più elevate e dare più valore agli stipendi di chi ha maggiormente sofferto il blocco della contrattazione. Ricordiamo che solo la USB in questi anni ha ripetutamente scioperato chiedendo non solo il rinnovo del contratto, ma un contratto che restituisse potere d’acquisto alle retribuzioni e risolvesse i problemi dei lavoratori.
Una cosa è chiara per questo contratto i lavoratori devono ringraziare CGIL CISL UIL e CONFSAL UNSA.




Coordinamento Nazionale USB INAIL


 

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