GIU' LE MANI DALLE INDENNITA' FISSE!

Roma -

 

Alcuni lavoratori ci hanno chiesto  di fare un po’ di chiarezza sull’ultimo volantino inviato. Alcune volte purtroppo capita a noi “addetti ai lavori” di dare per scontato che i lavoratori conoscano a fondo la materia di cui stiamo parlando, anche se non sempre è così.

Per questo motivo vogliamo tentare di essere più precisi e  spiegare  come il fondo interviene nel  trattamento economico accessorio del personale.

Le voci che vengono retribuite con il fondo sono diverse. Oltre agli straordinari, ai turni ed ai passaggi economici, con il fondo vengono finanziate:

1) le indennità fisse

2) le indennità variabili

3) i compensi incentivanti la produttività.

 

Nello specifico le indennità fisse sono:

  • l’indennità di Ente, determinata dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro stipulato in sede Aran.
  • il compenso unico di professionalità ed il salario di garanzia, i cui importi sono stati determinati dalla Contrattazione Integrativa di Ente.

 

Già da qualche anno parte delle somme destinate al fondo sono state “stabilizzate”, cioè rese “disponibili” in busta paga mensilmente, attraverso la creazione del compenso unico di professionalità e del salario di garanzia. In questo modo le OO.SS. interne all’Inail  hanno effettuato un’operazione che consentisse ai lavoratori dell’Ente di poter contare ogni mese su somme certe, senza alcuna variazione. Quest’operazione, nata in tempi non sospetti, quando la riforma Brunetta non era ancora nell’aria, si è rivelata particolarmente “azzeccata” per salvaguardare parte del salario dei lavoratori dalla discrezionalità della valutazione individuale tanto cara al nostro Ministro.

Il compenso unico di professionalità ammonta a 270 Euro mensili  per l’area A,  a 310 Euro per l’area B,  a 340 Euro per i C1-C2 ed a 350 Euro per le posizioni economiche  da C3 a C5.

Il salario di garanzia viene percepito, in aggiunta al compenso unico di professionalità soltanto da alcune figure di lavoratori, ossia da  coloro i quali non avevano usufruito di alcun passaggio di qualifica al 1999: 41,5 euro ai B1; 72,5 euro ai C2; 107,5 euro ai C3 e 156,93 euro ai c5 ex IX livello. In questo modo, all’epoca,  si è voluta arginare la perdita economica di quei lavoratori che, non usufruendo di alcun passaggio, sarebbero stati penalizzati due volte: nessun aumento sul tabellare  e riduzione del salario accessorio  per effetto del pagamenti dei  passaggi degli altri lavoratori, visto che è il fondo, come abbiamo detto, che finanzia i passaggi economici.

Questa operazione, raggiunta con il concorso di tutte le OO.SS., e che sicuramente rappresenta uno dei risultati più importanti ottenuti con la contrattazione di Ente,  rischia oggi di essere vanificata nel caso in cui venisse firmato un accordo che, accogliendo le osservazioni fatte dai Ministeri vigilanti,  andasse a legare anche  le indennità fisse alla valutazione del dirigente. Una duplice sconfitta quindi, sia sul piano del risultato concreto, attraverso la decurtazione di altri importanti pezzi di salario,  che su quello sindacale, soprattutto per chi, come la USB, ha da anni portato avanti una politica di stabilizzazione del salario accessorio, partendo dal presupposto che si tratta di salario  che appartiene a tutti i lavoratori, alimentato anche dagli incrementi contrattuali.

Noi siamo convinti che il ruolo del sindacato non sia  quello di adeguarsi sempre ed ogni volta ai diktat che provengono una volta dal Governo, una volta da Tremonti, una volta da Brunetta. Noi riteniamo che il ruolo di un sindacato sia quello di difendere sempre  salario, diritti e dignità dei lavoratori, non arretrando mai sul piano delle conquiste raggiunte. Indietreggiando passo dopo passo, avallando scelte impopolari che da momentanee si sono trasformate in definitive,  ecco dove ci ha portato la politica di sindacati che, complici del Governo, hanno permesso di arrivare dove siamo arrivati. La contrattazione si difende contrattando, è vero, ma qualcuno si è accorto che ormai la contrattazione è stata completamente svuotata di contenuti ed ha ridotto i sindacati a semplici notai che, o devono avallare le politiche decise da altri o, nella migliore delle ipotesi, devono tentare di limitarne i danni? E’ questo che i lavoratori chiedono al sindacato?

Non  è forse giunto il momento di ripensare al ruolo del sindacato, ripartendo dal protagonismo dei lavoratori, dalle lotte nei posti di lavoro e , perché no, anche dalla pancia, non solo dal cuore e dal cervello, visto che ci stanno usando come bancomat per risanare un debito che non è il nostro, e facciamo sempre più fatica a tirare avanti?

E’ più chiaro, ora,  perché non dobbiamo permettere questo ennesimo furto?

 

Roma, 27 settembre 2011

USB – P.I.

                                          Coord. Naz. INAIL

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