FACCINE? NO, SOLO FACCIATA!

Roma -

 

 

 

Caro Presidente,

leggiamo su intranet della firma del protocollo d’intesa con il Ministro Brunetta per l’adozione in via definitiva dell’iniziativa “mettiamoci la faccia” entro la fine del 2012. Lo apprendiamo dal sito perché, come già  successo in fase di avvio del progetto sperimentale,  l’Amministrazione ha agito senza dare alcuna informativa alle Organizzazioni Sindacali.

Sempre dal sito apprendiamo che la sperimentazione avviata in cinque sedi territoriali ha ottenuto “risultati lusinghieri”. Non avevamo dubbi: chi come noi è costantemente in contatto con le strutture dell’Istituto conosce benissimo il livello di professionalità del personale che, nonostante le mille difficoltà, continua a fornire all’utenza un servizio di qualità. Nonostante le mille difficoltà. Ed è proprio su questo aspetto che vorremmo focalizzare la nostra, ma soprattutto la sua, attenzione. Perché è troppo facile esaltare i risultati raggiunti, ignorando a che prezzo sono stati raggiunti. Il blocco del turn-over sta aumentando a  dismisura i carichi di lavoro: il personale diminuisce, per effetto dei pensionamenti,  ma non è possibile neanche assumere i vincitori del concorso esterno; una fetta consistente di personale non ha alcuna prospettiva di carriera, ma sempre più, per effetto della carenza di personale, è costretta a svolgere mansioni per le quali, nonostante un preciso dettato costituzionale, non percepisce retribuzione; gli stipendi, compresi i rinnovi contrattuali sono bloccati per quattro anni ed i Cud continuano a diminuire di anno in anno; la normativa continua ad accanirsi sui lavoratori tagliando permessi per la 104, penalizzando la malattia, tagliando gli incentivi.

In tutto questo contesto, abbiamo letto il risalto all’iniziativa come una  vera e propria provocazione nei confronti dei lavoratori e di chi li rappresenta. Così come provocazione ci è sembrato il  riferimento ai dati lusinghieri relativi al gradimento del contact center integrato i cui lavoratori sono tutti precari, e rischiano il posto di lavoro ogni volta che  la Società appaltante cambia allo scadere del contratto. Come è accaduto ultimamente.

Probabilmente la firma dell’accordo non era il momento giusto per rappresentare al Ministro le enormi difficoltà nelle quali la P.A. e di conseguenza anche l’Inail é costretta a svolgere le proprie  funzioni, difficoltà che questo Governo alimenta di giorno in giorno con i suoi provvedimenti. Ma ci chiediamo se c’è mai un momento giusto e se si ha la volontà di andare, come Amministratori di un pezzo della cosa pubblica, ad un confronto su queste problematiche che rischiano, se non affrontate,  di affossare il sistema pubblico nel giro di pochissimo tempo. A meno che non è proprio questo che si vuole ottenere.  

Non ci servono le faccine, Presidente, il personale fornisce con senso di appartenenza e qualità  il servizio all’utenza a prescindere dal fatto di essere giudicato da un inutile e costoso meccanismo di valutazione della performance, e non perché, secondo le parole del Ministro ” sapendo di essere sottoposto a una valutazione immediata –è portato sempre di più a dare il massimo”.  E non tiri in ballo la democrazia per favore, è un concetto talmente alto ed importante  che non può essere relegato allo stupido strumento delle faccine.

Ci aspettiamo qualcosa di più Presidente, per capire se stiamo andando tutti nella stessa direzione: quella di salvaguardare e rafforzare ogni pezzo di stato sociale fornito dal servizio pubblico.

 

                                                      USB – P.I.

         Coord. Naz. INAIL    

Roma, 15 aprile 2011

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