Inail, la triste favola degli arretrati

ARRETRATI DA FAVOLA…OVVERO LA TRISTE FAVOLA DEGLI ARRETRATI

(dialogo immaginario, neanche troppo, tra i tanto attesi arretrati)

Roma -

Si cercano, si chiamano, si guardano intorno. Sono increduli, non capiscono bene cosa sta succedendo.  Sono veramente pochi quelli che sono arrivati all’appuntamento e in quei pochi serpeggia un senso di smarrimento, la paura di essere stati abbandonati dagli altri….  


Chi sono? Sono gli arretrati, quelle poche centinaia di Euro che questo mese troviamo nei nostri cedolini alla voce arretrati anni precedenti.


“Dove sono gli altri?”
“Quali altri?”  
“Quelli che dovevano essere qui con noi… Non ti ricordi? Ci eravamo dati appuntamento oggi. Un appuntamento che stiamo aspettando da anni, dal lontano 2010… non è possibile che siamo così pochi…”
“Mandiamo a tutti un sms, un mms, un messaggio  WhatsApp,  per farci raggiungere… devono arrivare, non possono lasciarci soli.   Immaginate i lavoratori come si ********* quando vedranno che siamo così pochi?”
 “Ma dove sono finiti, si puo’ sapere?”
“Non so…qualcuno dice che siano stati mandati a Siena…non ho capito bene…al Monte dei Paschi…, qualcuno parla di Arezzo, di Banca Etruria… Ho sentito parlare di una certa Maria Elena…qualcuno dice pure che hanno oltrepassato il confine…”
“Ma che c’entrano Arezzo, Siena…  Lo sapete quanti dovevamo essere dopo 8 anni?  Avete fatto due conti? Gli altri non ci sono perché staranno sicuramente lavorando  per aumentare le pensioni minime, per  mettere in sicurezza le scuole, per assumere personale sanitario, per combattere l’evasione fiscale, per finanziare la ricerca, per assumere personale, per  … ma cosa sono quelle facce, perché mi guardate così… cosa ho detto di tanto strano?”    
“Insomma, basta chiacchiere, prima che qualcuno demagogicamente tiri in ballo le grandi opere, i finanziamenti alle imprese o le spese militari. Siamo solo noi. Così hanno deciso quelli che ci hanno mandato qui. Cgilcisluileconfsal si chiamano. Ah dimenticavo! anche la cisal. Prima era un po’ titubante ma poi,  non abbiamo ancora ben  capito perché, ha deciso che anche per lei siamo in numero sufficiente”
“Sì, hai ragione,  questa storia l’ho sentita  anche io.  Hanno detto che finalmente arrivavamo… che rappresentiamo una conquista dopo tanto tempo, che siamo di fronte ad una svolta dopo anni di negazione di diritti… Pensa lo hanno detto anche in televisione… Boh, speriamo che i lavoratori  se la bevano ‘sta *******  e non se  la prendano con noi …”
“Con noi? E che c’entriamo noi? Noi siamo qui pronti a fare il nostro dovere. Anzi iniziamo ad organizzarci, il momento è arrivato. Dividiamoci per qualifiche, da A1 a C5…Certo che… siamo proprio pochi: secondo me neanche si accorgeranno che siamo arrivati…”
“Va beh dai,  meglio di niente, bisogna accontentarsi, c’è la crisi, gli interessi del debito pubblico, l’Europa …prevalga il senso di responsabilità… era il massimo che si poteva fare… Che c’è, ho sbagliato anche questa volta? Con voi non si può proprio parlare…!”
“Basta con le polemiche, smettiamola qui! Dividiamoci come ha detto qualcuno e facciamo il nostro dovere: io vado da un C2.  Circa 470 devono venire  con me.  440 ai B3… comunque per essere più precisi prendiamo le tabelle allegate al contratto.   Siamo pochi ma restiamo uniti!”
“Uniti?!? Ma non te lo hanno detto che  circa il 37% di noi  dovrà lasciarci immediatamente? Sono le trattenute previdenziali e fiscali, te ne eri scordato?”  
“Ma allora… quanti di noi rimangono?…Porca miseria, è il caso di dirlo, stavolta se i lavoratori  si ********* davvero hanno proprio ragione! Non vorrei essere nei panni di cgilcisluilconfsalecisal, stavolta l’hanno fatta veramente grossa!”


 
Ps. Abbiamo messo gli asterischi al posto delle parolacce, che ci sarebbero state a pennello, perché, nonostante quello che si dice, noi siamo moooolto educati! Anche troppo.


                                                                          
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